mercoledì 5 maggio 2010

extra sport ma interessante


per capire che situazione lavorativa sto passando...ma la legge permette una cosa del genere!?!?!?!

dal blog:

http://lucamarcon.wordpress.com/2010/05/03/telecom-italia-e-le-esternalizzazioni-analisi-e-risultanze-del-bilancio-2009-di-shared-service-center-srl-cronaca-di-un-licenziamento-di-massa-annunciato/

Prima di entrare in argomento, occorrono due premesse.
La prima, che il recente lavoro di documentazione di questo blog sulle cessioni di ramo d’impresa del gruppo Telecom Italia (cliccare qui) e l’avvio della specifica collaborazione sul tema con l’europarlamentare Luigi de Magistris (cliccare qui) sono stati resi possibili anche grazie ai contributi dei referenti dell’ANLE e dei dipendenti Telecom di IT Operations iscritti al gruppo Facebook Telecom Dead Men Walking.
La seconda, che mai come questa volta sono emerse in tutta la loro gravità le ipocrisie e le imposture dei sindacati confederali Slc-CGIL, Fistel-CISL e Uilcom-UIL: ipocrisie e imposture che hanno caratterizzato le esternalizzazioni di Telecom fin dal loro avvio (cliccare qui) e che oggi, con l’avvenuta “cessione” di IT Operations ad SSC, sono pubblicamente esplose in tutta la loro evidenza.
Sui sindacati confederali si scriverà di nuovo quanto prima. Riguardo ai contributi dei dipendenti Telecom, l’ultimo in ordine di tempo è la copia del bilancio di SSC del 2009: un documento la cui lettura dimostra oltre ogni dubbio quale sia il vero scopo di quest’ultima cessione (cliccare qui).
SSC, acronimo di Shared Service Center (cliccare qui), è una S.r.l. di proprietà del socio unico Telecom Italia S.p.A., il quale ne esercita la direzione e il coordinamento. L’unico committente di SSC corrisponde al detentore della totalità delle quote: di nuovo il gruppo Telecom. Di fatto, una società che non è nemmeno tale: priva di qualsiasi autonomia operativa, dipende totalmente dal suo proprietario per l’assegnazione delle attività e la determinazione dei compensi.
E i risultati di quest’anno parlano chiaro. Il fatturato complessivo del 2009 è stato pari a 67.483.874 euro, con una perdita secca rispetto al 2008 di ben 8.323.100 euro, pari al 11 per cento. Ininfluenti le prestazioni messe in conto a terzi: 253.563 euro, pari al 0,37 per cento del totale. La diminuzione del fatturato è stata causata unicamente dall’abbassamento delle tariffe di vendita da parte del cosiddetto monocommittente gruppo Telecom, il quale ha portato il ricavo medio per SSC da 558 euro gg/persona a 458 gg/persona, nonostante la sostanziale equivalenza del totale di giornate vendute nel 2009 rispetto all’anno precedente.
Il bilancio 2009 chiude con una perdita di esercizio di 3.541.504 euro. Detta perdita ha eroso completamente il capitale sociale di 1.756.612 euro e le riserve: con la conseguenza che il patrimonio netto al 31 dicembre 2009 aveva un saldo negativo di – 199.059 euro. Per ripianare il bilancio, il gruppo Telecom è intervenuto versando nella società 10.000.000 di euro; di questi, 8.323.100 sono il frutto dell’abbassamento delle tariffe di vendita di SSC verso il gruppo Telecom, mentre i restanti sono stati coperti totalmente da quota parte del riaddebito, sempre dal gruppo Telecom verso SSC, di costi prima a carico della proprietà: praticamente è rientrato dalla finestra ciò che era stato fatto uscire dalla porta. Azzerata la perdita di patrimonio e ricostruito il capitale sociale per un importo pari a 2.000.000 di euro, sono rimaste in cassa riserve per 7.800.941 euro. Nonostante questo, per il bilancio 2010 si prevede un ulteriore peggioramento del risultato economico in quanto l’abbassamento delle tariffe di vendita da parte di Telecom avrà effetto già a partire dall’inizio dell’anno. Un’altra notizia di segno negativo riguarda un tentativo, effettuato per la prima volta, di vendita dei prodotti SSC nel libero mercato: nel corso dell’anno 2009 la società ha contattato Ferrovie dello Stato, Finmeccanica – Elsag, RAI, Assicurazioni Generali e Cassa di Risparmio di Firenze – Gruppo S. Paolo; nessuna di queste iniziative è andata a buon fine.
Il personale al 31 dicembre 2009 risulta composto da 14 dirigenti, 236 quadri, 344 impiegati e 4 operai: per un totale di 598 addetti. L’indice del rapporto tra personale direttivo e di coordinamento e forza lavoro è pari a 0,72 collocando la società in fondo alla classifica di efficienza dell’organizzazione e suddivisione gerarchica. Rispetto al 2008, il personale è diminuito di 14 unità: a fronte di un’assunzione a tempo determinato di un dirigente, vi sono stati 11 esodi agevolati, 2 dimissioni, 1 cessione di contratto individuale verso il gruppo Telecom e, purtroppo, un decesso. Il costo del lavoro complessivo – comprese le prestazioni interinali – è stato di 41.549.019 euro: in percentuale, ben il 58 per cento del totale dei costi della produzione. Nessuno dei dipendenti risulta occupato in attività di ricerca e sviluppo.
Fin qui una parte dei dati di bilancio. Se si fanno due conti – valutati in difetto – si scopre che il costo annuale del lavoro dei 2.200 dipendenti che sono stati acquisiti in SSC dopo il 30 aprile di quest’anno, si aggira dai 90 ai 100 milioni di euro. Vale a dire da 22,5 a 32,5 milioni di euro in più dell’intero fatturato 2009. Ciò significa che per evitare le perdite accumulate nel 2009 e pagare i 2.200 dipendenti in più, SSC dovrebbe acquisire dal proprietario nonché unico committente gruppo Telecom una commessa aggiuntiva per ulteriori 67/73,5 milioni di euro per chiudere in pareggio il 2010 e per ulteriori 100/110 milioni di euro per tutti gli anni a venire oltre a questo.
Le conclusioni, a questo punto, sono evidenti. In una società che fino ad un anno fa fatturava al suo unico cliente – che coincideva e coincide con il proprietario – prestazioni per un valore superiore del 30 per cento rispetto al riferimento di mercato, sono stati fatti confluire dal proprietario stesso 2.200 dipendenti in più attraverso una distorsione ed un abuso della normativa che regola i trasferimenti di ramo d’impresa in Italia. E questi 2.200 dipendenti in più avranno bisogno di commesse aggiuntive per almeno 100/110 milioni di euro all’anno per non restare senza lavoro. Tutto ciò in un mercato, quello dell’information tecnology, il cui stato di crisi è ormai conclamato e noto a tutti. In alternativa, SSC potrà prima infilare un paio di bilanci pesantemente in rosso di seguito, provvedendo poi ad avviare le procedure di mobilità e cassa integrazione in modo tale da scaricare quanti più dipendenti prima sulle spalle della collettività e poi definitivamente sulla strada. C’è qualcuno che ha il coraggio di scommettere su quale sarà l’alternativa prescelta, posto che chi scrive punta sulla seconda?

© Luca Marcon – riproduzione riservata

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