venerdì 10 ottobre 2008

Già meglio

Ieri pomeriggio per fortuna il mal di pancia era passato e sono riuscito a fare 6km in 27 minuti a piedi, prima di fare spinning a Campodarsego.
Poi una lezioncina di spin e a casa.

Arrivato a casa mi aspettavano due scatolette di tonno e piselli (ieri sera non avevo proprio voglia di cucinare) e poi faccende domestiche...si perchè purtroppo il poco tempo libero che ho dopo le 22.30 di sera lo devo impegnare per spolverare e lavare un po' quella specie di tana chiamata "miniappartamento" in cui vivo.

A proposito di tonno...


Gli ambientalisti sollecitano la Ue perché impedisca la mattanza
Nel Mediterraneo le ditte non rispettano le quote di pescato

Tonno rosso, l'allarme del Wwf
"Specie pregiata a rischio estinzione"

L'animale viene catturato prima che si possa riprodurre
Giro d'affari imponente: un esemplare venduto a 140mila euro


E' una vera e propria mattanza quella che si sta consumando nel Mediterraneo. E a farne le spese è il tonno rosso, specie pregiatissima che vive nelle nostre acque e che, negli ultimi anni, è diventata preda ambita di pescatori dai pochi scrupoli. A lanciare l'allarme è il Wwf che pubblica un dossier a livello mondiale per sollecitare una moratoria da parte della Unione europea visto che, spiega Manuele Bertin, "sono saltati tutti i parametri legali fissati per la pesca di questa specie a rischio di estinzione".

Un rischio che è quasi una certezza. Stando alle cifre di un marcato floridissimo che ha nel Giappone il maggior consumatore (nel 2004 per un esemplare di 200 chili venduto all'asta si è arrivati a sborsare 140.000 euro), ma anche Stati Uniti e Unione europea ne importano gran quantità: nella sola Europa sono state acquistate 18.000 tonnellate nel 2004 e 16.000 nel 2005.

Il problema è legato essenzialmente alla violazione - da parte delle ditte di pesca, soprattutto italiane, spagnole e europee, ma anche turche e libiche - di tutti i parametri sanciti dalla Commissione Internazionale per la Conservazione del Tonno Atlantico (ICCAT). In sostanza la quota annuale di pescato, fissata a 32.000 tonnellate, è stata superata del 40% arrivando a 44.948 tonnellate nel 2004 e a 45.547 nel 2005. Le catture non denunciate fanno salire questi quantitativi a oltre 50.000 tonnellate.

Secondo il Wwf la pesca al tonno rosso è "condotta ormai al di fuori di ogni legalità e controllo, con l'ausilio dell'avvistamento aereo, per esempio, che è del tutto vietato". Ma c'è di più. Per alimentare i propri guadagni le ditte di pesca cacciano il tonno prima che raggiunga l'età della riproduzione. Questo impedisce alla specie di riprodursi con un danno che tra qualche anno non sarà più riparabile.

Gli animali catturati vengono poi tenuti in 'fattorie galleggianti' (nel 2004-2005 erano 49, nel 2006 sono salite a 62 nel Mediterraneo), vere e proprie gabbie in mare aperto dentro le quali i tonni vivono "all'ingrasso" (la stessa tecnica di allevamento delle trote, spiega il Wwf) fino a quando hanno raggiunto la taglia commerciale. A quel punto sono pronti per essere venduti.

"Un quadro sconfortante - commenta Michele Candotti, segretario generale del Wwf Italia -. Il declino e il rischio di sparizione del tonno dai nostri mari è un disastro ecologico, ma anche economico e culturale. La pesca intensiva e industriale, del tutto "non-sostenibile", rischia di cancellare una specie simbolo che ha sostenuto per secoli un'economia fondamentale per molti paesi del Mediterraneo".

Di qui la decisione di fare appello alla Ue che rappresenta i paesi europei in seno alla Commissione per la conservazione del tonno che, a novembre, si riunirà a Dubrovnik, in Croazia. "La Commissione europea non deve rimanere inerte di fronte al collasso di un metodo di pesca millenario e della sparizione di una specie simbolo del Mediterraneo e dell'Atlantico - aggiunge Candotti - l'Unione può fare molto ed è necessario che da lì venga invocata e adottata un'immediata moratoria sulla pesca al tonno. Da subito bisogna adottare provvedimenti restrittivi per ridurre la mortalità del tonno rosso".

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